La scuola merletti di Fagagna

A Fagagna, alla fine del XIX secolo prendeva il via un'attività artigianale di grande importanza sociale, la Scuola Merletti ad opera della contessa Cora di Brazzà e del senatore Gabriele Luigi Pecile. L'iniziativa si rivelò notevolmente vantaggiosa per le giovani fagagnesi di allora che venivano a trovare un'occupazione redditizia e dignitosa.

La scuola ebbe vita rigogliosa fino agli anni '50 circa e terminò, per una serie di mutamenti sociali ed economici intorno agli anni '60.

Sala abbigliamento e fibre tessili

Canapa e lino erano coltivati in Friuli dalla pianura a oltre mille metri di altitudine. In molte famiglie si tenevano piccoli appezzamenti coltivati a canapa. Il lino era lino nostrano e abbastanza grezzo, era coltivato in prossimità delle zone umide. 

Canapa e lino avevano tempi diversi di semina e di raccolta, ma erano analoghi i procedimenti e uguali gli strumenti adoperati per liberare le fibre dalla parte legnosa. Le operazioni riguardanti l'utilizzazione della lana si effettuavano in ambito domestico; soprattutto nei momenti di recessione molte famiglie tenevano una o due pecore per ricavare la lana da filare in casa.

La tosatura avveniva una o due volte l'anno con le forbici apposite, la lana del dorso e delle spalle più lunga e pulita si filava senza preventiva lavatura, mentre quella delle gambe, più sporca e scadente veniva prima lavata e poi cardata.

 La tessitura casalinga, esercitata nel secolo scorso da tessitori che lavoravano a domicilio, diminuisce continuamente d'importanza, lasciando già alla fine del XX secolo il posto ai grandi stabilimenti. Testimonianze orali ci hanno segnalato la presenza di alcuni tessitori operanti a Fagagna, in casa propria, a cui la gente si rivolgeva soprattutto per la realizzazione di tela per lenzuola in canapa e lino o solo canapa.

Il vestiario

In questa sezione sono esposti esempi di abbigliamento e di biancheria maschile, femminile e infantile, corredati da schede didattiche e documentazioni fotografiche.

Abbigliamento femminile: l'abito dei primi decenni del XIX secolo conserva i suoi elementi tradizionali: gonna arricciata, maniche, busto ben foderato, la sottoveste è larga come la gonna arricciata e stretta in cintura, il grembiule è indossato sempre. Il fazzoletto da testa e da collo è usato ancora oggi dalla donne anziane.

Abbigliamento maschile: la maglia è il capo di biancheria più intimo, chiamata cucje, cioè lavorata a maglia, di cotone o di lana di agnello, senza maniche né bottoni, era indossata sotto la camicia.

Camicia (cjamese) indossata sopra la maglia o direttamente sulla pelle, era di cotone o di lana, lunga fino al ginocchio, dietro quattro dita di più.

Mutande (mudantes) entrate nell'uso abbastanza tardi, erano rare tra la popolazione meno abbiente, di tela pesante o di flanella, sostenute in vita da una fascia di stoffa. Lunghe fino alla caviglia.

Gilèt indossato sopra la camicia talvolta era della stessa stoffa della giacca.

Giacca lunga di panno pesante ben chiusa la collo si portava d'inverno come cappotto.

Mantello (tabâr) di panno nero o marrone con il colletto, poteva essere lungo fino al ginocchio o alle caviglie.

Pantaloni (bregons) di tela grezza, quando faceva freddo se ne indossavano due paia i più pesanti direttamente a contatto con la pelle.

Abbigliamento infantile: dalla nascita, fino al compimento dell'anno, i bambini venivano tenuti in camera e per almeno due o tre mesi erano fasciati stretti con larghe fasce. Non avevano un corredino molto ricco. Quando cominciavano a camminare indossavano una vestina (cotule) uguale per maschi e femmine e sotto una maglietta con maniche lunghe e bottoncini ricavate dagli indumento degli adulti.