AMBIENTI

La cucina

La cucina era il locale dove si svolgeva la vita domestica della famiglia friulana, la parte più importante della casa.

E' significativa la denominazione che l'ambiente prende in friulano: cjase cioè casa. Propriamente la cucina era chiamata Cjase di fûr a indicare la sua ubicazione fuori dal focolare che era l'unico l'unico punto caldo della casa.

La cucina del museo ha una forma quasi quadrata; le pareti sono imbiancate in modo rustico, cioè l'intonaco è stato dato direttamente sul sasso, senza "tirare a fino" il muro. Il soffitto è costituito da una trave rompitratta di castagno, che regge il tavolato di abete. Il materiale proviene dal recupero di abitazioni dello scorso secolo.

Il pavimento è di pedrât piccolo, cioè realizzato con piccoli ciottoli rotondi, come il pedrât della cucina originale della  casa. 


Il fogolâr

Elemento fondamentale e caratterizzante della cucina friulana è il fogolâr , anche se sembra che tale struttura si sia diffusa solo negli ultimi secoli. Infatti nelle prime case friulane il focolare era costituito da quattro legna messe in croce e poste sul pavimento, al centro dell'unico locale dove si viveva. Il fumo usciva da una piccola finestra posta in alto o attraverso la porta a seconda delle stagioni; non c'era canna fumaria, poiché essendo il tetto di paglia c'era pericolo che le faville che uscivano da comignolo provocassero incendi. La cucina veniva chiamata cjase de fum.

Il fogolâr non segue un'ubicazione fissa, in tutti i casi viene considerato come elemento determinante della tipologia costruttiva della casa friulana.

Il piano del focolare era sempre rialzato di almeno 50-60 centimetri rispetto al pavimento, aveva un rivestimento esterno di mattoni ed il ripiano superiore era in lastre di pietra o sempre di mattoni. Spesso nella parte anteriore c'era una piccola rientranza ad arco (le entrade) che permetteva alle donne di avvicinarsi alle pentole.

Nel vano del focolare correva lungo tre lati un unico pancone (bancjon) che accoglieva i numerosi commensali al momento del pasto e la famiglia, quando questa vi si riuniva intorno.

La dispensa

Attigua alla cucina o appena sotto il livello di questa, raggiungibile mediante alcuni gradini, c'era la dispensa (il camarin o stanzein) posta quasi sempre in un sottoscala, col pavimento di terra e una finestrina a nord-est, per mantenerla fresca. In questa stanzetta, quasi sempre lunga e stretta, si conservavano le provviste.

La camera da letto

Nella camera il mobilio è essenziale: il letto (jet) poteva essere a due piazze o come quello del museo a una piazza e mezza , il cassettone (l'armâr), i comodini (i laterâi) la culla di legno (scune alte) o di vimini, la cassapanca per il corredo (casse), il lavandino (lavandin).

Il letto è preparato con lenzuola di lino e canapa tessute in casa e ricamate con grandi iniziali a punto croce rosse.

Il copriletto è di cotone bianco lavorato all'uncinetto.

Sopra la testata del letto (cocjete) troneggia un grande quadro della Sacra Famiglia e ai lati le acquasantiere (el bussul de aghe sante).

La stanza degli attrezzi 

La stanza da lavoro (stanzie dai imprescj) era il laboratorio del contadino, dove eseguiva piccole riparazioni e teneva molti utensili adoperati nei campi (roncole, falciole, falcetti), nella vigna (soffietto per dare zolfo alle viti), nel cortile (imbuto per ingrassare le oche).

Nella stanza da lavoro del museo, accanto ad alcuni attrezzi tipici della stanzie dai imprescj: la morsa (smuarse), la sega (see), la pialla (splane) adoperati per fabbricare o riparare manici in legno di attrezzi, zoccoli, utensili di cucina e la mola (muele) usata per affilare le lame, sono stati inseriti tre ambiti di mestieri, che interagivano con la realtà contadina di ieri: il falegname (marangon) , il norcino (purcitâr), il calzolaio (cjaliâr) .

La stalla

Parte vitale della casa-azienda contadina friulana era la stalla (stale) non solo quale ricovero di animali domestici (mucche, buoi, manze, vitelli), ma anche luogo di incontro della famiglia o di più famiglie del borgo nelle sere d'inverno.

Normalmente costruita accanto alla cucina (cjase) e sovente con una porta comunicante per favorire il passaggio del calore, era di modeste dimensioni.

Ospitava circa un paio di mucche e altrettante manze. Dietro ad un basso tramezzo di legno (paradane) era ricavato lo spazio per i vitelli. Gli animali erano legati alla mangiatoia (grepie) che correva lungo il muro principale, volgendo le terga alla porta d'ingresso. si favorivano così i lavori di rimozione del letame e della preparazione giornaliera di nuove lettiere (scjerni).

La cantina

La cantina del museo è stata allestita con reperti provenienti da antiche cantine smantellate.

Qui troviamo tutti gli attrezzi necessari alla vinificazione. Si notano, innanzitutto, il tino (brancjel), la botte più grande (bote) e quella più piccola (caratel). In questi recipienti, notiamo il Cjalcon, cioè il tappo di legno che chiude il foro alla base, da cui viene tolto il vino.

Vi sono poi i recipienti di legno che si adoperava in cantina (brente), e i mastelli, sempre di legno (sentine), che venivano posti, quelli rotondi sotto il tino e quelli ovali sotto il torchio, per raccogliere il vino. Altri contenitori, alti e stretti, servivano per le misurazioni.

L'aia

Nella casa contadina, le arie è lo stanzone dove si tengono al riparo i carri ed altri attrezzi rurali.

Il luogo, caratterizzato da un'ampia apertura sul cortile, spesso chiusa da un portone di legno, era utilizzato come deposito temporaneo di raccolti (es. pannocchie)

Carri: le carete, le briscje, il cjar.

Il granaio

Il granâr è il sottotetto delle case rustiche e si chiama così anche indipendentemente dalla specifica destinazione. E' detto anche cjastblavârsolâr.

E' il locale della casa adibito alla conservazione del grano e degli altri prodotti campestri.

Nel granaio venivano allevati i bachi da seta.

Il mulino

Il mulino del museo è stato costruito agli inizi del Novecento per macinare il granoturco ad uso alimentare e ricavarne farina per polenta e crusca per alimentazione animale.

E' azionato ad energia elettrica e formato dalle seguenti parti: tramoggia di carico, setacci per la pulitura, ventilatore aspiratore, magnete, laminatoio, setaccio, elevatore, rulli, setacci. 

Accanto a questo procedimento di molitura ora è stato avviato anche quello mediante le macine le macine in pietra, che è un metodo più antico. Si tratta di due dischi in pietra dal diametro di 1 metro e 20 e dallo spessore di 35 centimetri, uno fisso, l'altro semovente regolabile.

Sono azionati ad energia elettrica e messi in posizione orizzontale mediante un ingranaggio di ferro con denti di legno. 


La fucina

La farie

La fucina è la bottega del fabbro e del maniscalco. Nella stanze dalle pareti annerite dal fumo c'è le fusine, un focolare con mantice (fol, soflon), dove fra i carboni ardenti il fabbro arroventa il ferro da battere e lavorare sull'incudine (incuin) con martello e mazze di varie misure.

Un tempo gli oggetti di ferro rotondi venivano realizzati con stampi e controstampi, che erano battuti da due persone oppure adoperando il maglio (mai), un martello a balestra azionato ad acqua e in seguito a motore.

Il contadino frequentava spesso la bottega del fabbro. Questi infatti riparava le parti in ferro degli attrezzi agricoli e di tutti gli utensili necessari al lavoro e nella casa. Il fabbro inoltre era anche maniscalco: infatti preparava i ferri per cavalli, asini e mucche e li ferrava.


L' osteria

Un tempo l’osteria era il luogo dove si trovavano gli uomini per  bere un taj di vin, giocare a carte o a morra..

Ma era anche il luogo dove avvenivano i patti , i contratti verbali, le vendite di campi o animali,  sanciti quasi sempre con una stretta di mano..

L’osteria del museo è realizzata  recuperando arredi e oggetti originali antichi provenienti da vecchie osterie o botteghe del circondario.

L’armadio  e i tavoli appartenevano ad una famiglia di Ciconicco che aveva osteria e bottega insieme. Anche il prezioso armadio a muro e il bancone   provengono  da  vecchie osterie dei dintorni.

La base del camino è in pietra del ‘700, mentre la cappa a forma di cipolla è stata costruita  con le tecniche in uso nei nostri paesi.

Il pavimento  fatto di grandi piastrelle  di pietra proviene da antiche case.

Vi sono poi oggetti curiosi, come il distributore di olio o di caramelle che erano spesso a corredo delle vecchie botteghe di paese.

La latteria

Le latterie sociali in Friuli sin dalla fine dell’800, hanno apportato un notevole miglioramento alle stentate condizioni di vita delle genti dei borghi rurali. Non solo un miglioramento alimentare, ma anche l’ acquisizione di una nuova coscienza sociale e civile mediante l’applicazione dei principi della cooperazione, un istituto economico del tutto sconosciuto alle generazioni del tempo.

Tutto cominciò il 19 settembre 1880 a Collina di Forni Avoltri, dove nasce il primo caseificio in Friuli. Sino ad allora il latte veniva ovunque trasformato in casa.

A Fagagna per opera del Senatore Gabriele Luigi Pecile, il 25 ottobre 1885 sorge la LATTERIA SOCIALE DI FAGAGNA. Allora erano sorti ben 29 caseifici in Friuli, ma la latteria fagagnese fu senza dubbio la più importante del tempo. Fu la prima latteria cooperativa, forse la prima struttura economica a forma cooperativa in Friuli. .. Il caseificio fagagnese fu tra i più moderni del tempo per attrezzature  e forma di gestione…fu il primo ad applicare il sistema di riscaldamento a fuoco mobile…

Il grande merito della specificità fagagnese va ascritto a due casari: Enore Tosi e Silverio Prandini.

Nel Museo Cjase Cocèl è stata ricostruita l’antica latteria fagagnese con il sistema di riscaldamento a fuoco mobile e gli strumenti caseari del tempo, utilizzati per fare il formaggio almeno due volte all’anno.

L'

La stanza del carro

Gran parte del materiale attualmente custodito nel laboratorio dedicato alla ruota proviene dalla bottega di Marcellino D' Angelo di Rodeano Basso.

Sono pochi gli artigiani rimasti che possono testimoniare la loro attività nel costruire i carri; non si dedicavano solo alla creazione di carri e carette, carriole e pianali, ma a tutte le attività tipiche della falegnameria, soprattutto botti e mastelle.

Nella stanza è custodita anche una trivella cava verticale utilizzata per modellare le punte dei raggi per permettere l'inserimento dei fori nei gavelli.

L'aula scolastica

I banchi di legno a due posti con la ribalta da sollevare  il buco per il calamaio e i calamai di ceramica  con l’inchiostro, la stufa di terracotta, i grembiuli neri appesi in fondo all’aula, la lavagna di legno, il pallottoliere, la cattedra sulla pedana e  il ritratto del re appeso alla parete…così appare l’aula scolastica  degli inizi del 1900  perfettamente ricostruita nell’ala nuova del Museo, al primo piano sopra la latteria, proprio come un tempo…

Alle pareti sono appese vecchie carte geografiche e negli armadi troviamo libri e quaderni della scuola di ieri.

Tra i percorsi didattici offerti alle scuole c’è anche quello di una intera mattina nell’aula scolastica dove i bambini di oggi possono vivere l’esperienza della scuola di ieri: scrivere con il pennino e l’inchiostro, conoscere i programmi e i testi del passato, sfogliare i quaderni di cinquanta, sessanta anni fa…

Il tutto arricchito con racconti di momenti di vita dei bambini di ieri.

La casa delle api

Lungo il percorso il visitatore trova esposti svariati materiali, attrezzature apistiche e prodotti dell'apicoltura (es. miele, polline, pappa reale, cera, propoli), nonché cartelloni esplicativi dei diversi temi. Interessanti alcuni vecchi testi di apicoltura, un raro esemplare di arnia a forma di cuore (arnia "Tonelli"), diversi "bugni villici" e una vecchia stampatrice a rulli per la produzione di fogli cerei. Molto curati sono anche l'area destinata alla proiezione di filmati che illustrano la vita delle api e i diversi processi che portano alla produzione del miele e degli altri prodotti dell'alveare, nonché l'angolo ove si può ascoltare il melodioso "canto delle regine".